Gravel

Bikepacking sui percorsi del Sicily Divide

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photo credits ©Daniela Rinaudello


Tre Amici e un'Avventura in bici. Il racconto di un viaggio tra le bellezze della Sicilia, lungo le strade del Sicily Divide


Siamo 3 appassionati di ciclismo a tuttotondo, due donne ed un uomo, siracusani, over 40, endorfine-dipendenti.
Abbiamo realizzato la nostra traversata siciliana, da Trapani a Catania in mountain bike. Il necessario: una preparazione fisica di base, una vaga idea di cosa ci aspettasse, bikepacking adatto, un checkup alle bici, la scelta dei migliori fondelli in armadio e tanta leggerezza d'animo.
Il nostro viaggio comincia l'ultimo venerdì di aprile 2023.
È giunto il fatidico giorno, si parte!
È mattino presto, salutiamo i familiari e da Siracusa ci accompagnano in furgone fino a Trapani (non ci sarebbe stata alternativa con i mezzi pubblici).
L' entusiasmo è alle stelle, è stato un viaggio tanto desiderato.
Giusto il tempo di poggiare le ruote a terra e di allacciare il caschetto, ed alle 13.30 circa inizia la nostra indimenticabile avventura.

Prima tappa: Trapani-Gibellina che, volendo dare i numeri, significa 4 ore di pedalata, 70,5 km e 960 m di dislivello.
Facciamo apporre il primo timbro al nostro libricino "Sicily Divide" da MaiorBike e ci mettiamo in moto.
Partiti da Trapani, attraversiamo le saline, e poi ci dirigiamo verso Paceco, dove costeggiamo il suo lago. A seguire andiamo verso un paesino dal nome Vita!
Come bambini alle giostre, con gli occhi pieni di incanto pedaliamo immersi in campi in fiore dai colori giallo, viola e amaranto. Distese di verde che in Sicilia sembrano un miraggio.
Ci avevano detto di far attenzione ai cani lungo il percorso, e così è stato: il nostro primo incontro lo abbiamo con una famigliola di cani pastore con i cuccioli, che abbiamo guardato a distanza ma con una dolcezza immersa.
A Vita incontriamo poche persone (due), davvero cordiali, ed alla fontana all'ingresso del paese facciamo amicizia con un bellissimo cavallo che battezziamo col nome di Furia e che conquistiamo con una caramella alla menta.
Vita
Entriamo nel paesino e ci soffermiamo a fare delle foto sopra una panchina colorata su cui vi è scritta una frase che piace a tutti e tre: la gentilezza è come una carezza che tocca il cuore. Il bello del cicloturismo è cogliere e immortalare i particolari!
Poi proseguiamo per il grazioso borgo di Salemi ed arriviamo nel tardo pomeriggio a Gibellina Nuova dove, a 500 metri dal b&b, ci coglie il primo guasto meccanico: si smonta una pedivella.
Mai vista una cosa del genere!
Il caso vuole che ad assistere alla scena c'è un ragazzo su una Fiat Panda (non sappiamo il suo nome, non c'è stato il tempo dei convenevoli) che prontamente ci dà il numero di telefono di Salvatore, il meccanico più vicino.
Riparazione di fortuna e giungiamo al nostro alloggio dove ci accoglie Ignazio del bnb Mille e Una Notte.
Ci premiamo con un aperitivo e soprattutto con un'ottima cena a base di carne e vino alla Macelleria Gentile.
La serata si conclude ideando un nostro video-diario giornaliero da condividere con gli amici.
A questa tappa assegniamo una parola chiave: vita, come il nome del paesino conosciuto oggi, in onore al dono che è la vita e il saper riconoscere la propria direzione di vita.

Seconda tappa: Gibellina-Bivona, 8 ore 30 minuti di pedalata, 125 km e 2.500 metri di dislivello. E chi se la scorda questa tappa!
Gran colazione, salutiamo Ignazio e, pronti partenza via, 4 km di salita regolare verso Santa Ninfa presso Bicitech, dove Salvatore ci ha risolto un problema meccanico e ci ha coccolati con consigli e regali.
Fortunati i ciclisti di zona!
Sono già le 10 del mattino, decisamente in ritardo sulla tabella di marcia ma, senza titubanza, ci mettiamo in cammino e ci immettiamo nell'incantevole Bosco di Finestrelle, dove percorriamo i primi tracciati in fuoristrada. Nulla di troppo tecnico, ma con una mtb carica di bagagli è bene essere cauti.
Poi è la volta dei ruderi di Gibellina e visitiamo il Cretto di Burri. D'obbligo perdersi all'interno di questo "labirinto" per ammirarne la vastità.
Riprendiamo il viaggio, un susseguirsi di mangia e bevi, e ci imbattiamo in altri ruderi, quelli di Montevago (siamo già nell'agrigentino).
Che posto surreale, un museo a cielo aperto, ciò che resta di questo borgo distrutto dal sisma del Belice è reso vivo dagli splendidi giochi di luce e dagli interessanti murales.
Qui conosciamo Paolo, Divider che, come noi, ha pensato di fare una sosta riposo e che incontriamo nuovamente, a pochi chilometri, a S. Margherita del Belice dove ci concediamo tutti insieme un buon panino, una birra e quattro chiacchiere.
Visitiamo al volo il centro del paese, molto curato e gradevole, e si torna a viaggiare, si va verso Sambuca di Sicilia (dichiarato Borgo più bello d'Italia nel 2016).
Qui imbocchiamo una divertente ciclabile in sterrato e, chiedendo informazioni a persone del luogo (molto scettiche sulla fattibilità di raggiungere Bivona entro sera), ci rendiamo conto che è il caso di andare ad un passo più spedito. Pedaliamo ininterrottamente verso Giuliana, Burgio, Lucca Sicula e poi finalmente si arriva a Bivona.
Negli ultimi 20 km siamo stati in assoluta assenza di connessione internet, nel dubbio che la traccia fosse corretta, e quasi al buio. Si è pedalato con tanta fiducia ed azzerando ogni pensiero. Abbiamo chiesto conferma sulla nostra direzione fermando le uniche due auto che abbiamo incrociato ed in entrambe i casi ci hanno detto: "scollinando vedrete Bivona". Sicuramente in automobile la percezione delle distanze è diversa da quella in bici, comunque, ad ennesimo scollinamento finalmente abbiamo un minimo di campo per fare una telefonata di rassicurazione a chi è a casa e, soprattutto, vediamo le luci del piccolo paese.
Ultima salitella e ci giunge la voce della signora Francesca che dal balcone ci urla: "Daniela, sono qua".
Che sollievo!
Entriamo nel b&b e l'esuberanza della signora ci rinvigorisce da subito. Pizze e birre ce le siamo meritate.
Il nostro video-diario di oggi ha la parola chiave "Salvatore", di nome e di fatto, perché la tappa è iniziata con l'aiuto fondamentale di una persona davvero gentile e che ha consentito il prosieguo del nostro viaggio, salvandoci appunto.

Terza tappa: Bivona-Serradifalco, 5 ore e 30 minuti di pedalata, 75 km con 1.870 metri di dislivello.
Salutiamo la simpatica Francesca del b&b e da Bivona ci "inerpichiamo" su un bel tratto che ci porta a Santo Stefano Quisquina.
Sentiero in fuoristrada con picchi fino al 24%. Non male come inizio!
Doveva essere una tappa di "recupero", ma sembra che le cose facili non facciano per noi, il cielo ha voluto regalarci tanta tanta pioggia.
Ci imbattiamo in un favoloso paesaggio boschivo nel territorio di Cammarata e poi proseguiamo su un'infinita ma incantevole ascesa verso Mussomeli.
La nostra sosta del pranzo viene fatta alla Coop, dove allestiamo un equipaggiamento antivento di fortuna (fogli di giornale da mettere sul petto) per le discese imminenti. Quanto freddo!
Il caffè lo prendiamo in un bar dove incontriamo Giuseppe, ciclista amatore del luogo, che ci consiglia insistentemente una deviazione per evitare la prossima discesa, molto ripida e pericolosa col bagnato. Noi fedelissimi della traccia, però, ci affacciamo verso la famigerata strada. Effettivamente il consiglio era validissimo, e ce lo conferma un ulteriore biker incontrato lì, che letteralmente ci blocca. Un pò con l'amaro in bocca facciamo il giro alternativo, in sterrato, un pò più lungo ma meno audace.
La nostra pedalata si conclude a Serradifalco, dove ci perdiamo, dove si stacca nuovamente la pedivella, e dove finalmente ci recupera (letteralmente) e ci accoglie con grande cura Rosario Fina.
Alloggiamo nel suo B&B Sicily Bike. Finalmente possiamo lavare i nostri indumenti, prendere del materiale antipioggia (che noi ottimisti avevamo lasciato a casa) e dare una pulita alle nostre mtb.
Nel nostro video-diario serale assegniamo a questa fase di viaggio la parola chiave "acqua", che scorre e che porta via tutto il superfluo.

Quarta tappa: Serradifalco-Agira, 7 ore e 30 minuti di pedalata, 101 km con 2.430 metri di dislivello.
Adesso si accusano i sintomi della stanchezza, i dolorini posturali, qualche acciacco dovuto al freddo ed alla pioggia dei giorni precedenti e resta qualche problema meccanico.
Ma senza pensarci troppo, si sale in sella e da Serradifalco si prosegue per San Cataldo, Caltanissetta, Ponte Capodarso, Borgo Cascino, Enna.
Questo viaggio ci ha portati su strade che difficilmente avremmo percorso con un altro mezzo.
Pausa pranzo con "i piedi sotto al tavolo", con pizza e vista panoramica. Nel primo pomeriggio, ripartenza per una sorprendente Leonforte con la sua Granfonte da 24 cannoli di acqua sorgiva, in cui scattano di rito le foto ricordo.
Poi Assoro, San Giorgio ed arrivo serale ad Agira, dove pernottamento e cena sono frutto di mera improvvisazione. Ma anche questo è andato per il meglio.
La parola chiave del nostro video-diario è "tenacia", quella che ha consentito di zittire i propri limiti. Quella che ha consentito di attenzionare con pazienza ogni curva, senza l'irriverenza di voler raggiungere subito la vetta.
 
Quinta tappa: Agira-Catania, 5 ore di pedalata, 86 km con 930 metri di dislivello.
Poche foto, tanta pioggia.
Ma anche tanta determinazione nel voler portare a termine questa esperienza unica.
Già dalle prime pedalate il cielo grigio si illumina con saette, che sembrano lontane ma che in realtà preannunciano solo l'acquazzone che ci accompagna da Regalbuto in poi.
Saliamo fino a Centuripe e poi iniziamo la nostra "corsa" verso casa. Seguiamo la traccia gpx e ci imbattiamo in un fiume di fango profondo fino alle nostre ginocchia. Ci perdiamo d'animo o ci sguazziamo dentro? Decisamente la seconda alternativa. Tutti e tre intenti a non scivolare, ci guardiamo in faccia e ci lasciamo andare in una goliardica e liberatoria risata che ammette che la situazione è tragicomica. Solo quando le ruote si bloccano per il groviglio di fango, facciamo dietro front e riprendiamo la strada asfaltata alla volta di Catania.
Giunti a Misterbianco sentiamo il primo clacson contrariato dalla presenza di ciclisti sulla "loro" strada.
Avevamo rimosso questi rumori, le distese di cemento, la frenesia delle auto che sfrecciano. Effettivamente siamo stati 5 giorni nel paese dei balocchi, piacevolmente sorpresi dalla cordialità di tutte le persone incontrate e da questa fetta di Sicilia a noi sconosciuta.
La nostra traversata si è conclusa.
Giunti a Catania, nonostante fossimo zuppi, vuoi non premiarti, sotto "u Liotru", con una cipollina, una cartocciata e una minnuzza di Santa Lucia?
Solo dopo, un cambio di vestiti al volo e treno verso Siracusa. Ovviamente il viaggio termina con il nostro quinto video-diario, la cui parola chiave è "condivisione": l'ingrediente che ha reso possibile e perfetto questo cammino.
I guasti meccanici, i malanni, la fatica, la pioggia, gli sbagli del GPS, sono diventati tutti un gioco!
Ogni situazione difficile ha trovato la sua migliore risoluzione, spontaneamente e grazie agli incontri "giusti" al momento opportuno.

Che toccasana staccare il cellulare per 5 giorni e pedalare da mattina a sera.
Goderci metro per metro di questo viaggio ci ha insegnato ad apprezzare l'essenziale. Tutto il resto è zavorra, non solo le cose materiali di cui siamo stracolmi, ma anche tutti i pensieri razionali che scoraggiano e tutte le persone che non ci danno sostegno.
Viaggiare in bicicletta è libertà.

Per Info su Sicily Divide : https://sicilydivide.it/
Bikepacking sui percorsi del Sicily Divide
photo credits Daniela Rinaudello
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